LCV Lorenzo Ceva Valla
29 marzo 2018

Il mosso in fotografia

Ti sei mosso!

Una delle prime regole che si imparano in fotografia è che per ottenere una buona immagine bisogna tenere ben salda la fotocamera e usare tempi abbastanza veloci in modo da “congelare” il movimento del soggetto.
Ma come spesso capita, conoscendo bene le regole, se si decide volontariamente di violarle si possono ottenere risultati interessanti.

Esistono due tipi di mosso: quello dovuto al movimento della fotocamera e quello dovuto al movimento del soggetto. A volte i due effetti si combinano.
Personalmente mi capita raramente di muovere la fotocamera, preferendo sfruttare il movimento del soggetto per ottenere un risultato creativo.

Foto mosse: un risultato imprevedibile

Questa prima fotografia, ripresa da un punto di vista sopraelevato, è stata realizzata alla fine di un concerto e ritrae la folla che lascia lo stadio. L’uso di un tempo di posa lungo ha trasformato la folla in una massa fluida rendendo irriconoscibili i visi delle persone. Il risultato finale, in casi come questo, dipende anche dal caso e non è del tutto prevedibile poiché l’occhio umano non può visualizzare l’effetto mosso.

All’interno della serie di immagini, riprese in rapida sequenza, ho scelto questa perché la figura femminile visibile al centro si è mossa meno del resto della folla, come a cercare riparo al centro della massa, dando così un senso alla composizione e al racconto.

Effetto mosso: un linguaggio per raccontare

A volte l’effetto mosso permette di dare un’interpretazione alla realtà: qui vediamo un soggetto fermo che si contrappone a quelli in movimento. In questa fotografia, realizzata allo Smau nel 2003, la ragazza seduta al banco informazioni è immobile mentre la folla dei visitatori è mossa, come a sottolineare compresenza di due mondi differenti.

Il mosso come progetto

In questo scatto realizzato al Mudec di Milano, c’è una progettualità ben precisa e l’elemento casuale è minimo, seppur fondamentale. Ho scelto di usare un forte grandangolare da un punto di ripresa quasi a piombo per creare un effetto prospettico e un senso di vertigine, sottolineando la rigidità dell’elemento architettonico.
Le persone lungo la scalinata sembrano così quasi smaterializzarsi come in una discesa agli inferi.

Allearsi con il nemico

Quando scattiamo, troviamo spesso  tra noi e il soggetto elementi di disturbo che sembrano impedirci di ottenere un buon risultato. Se non possiamo eliminarli, possiamo però trasformarli in punti di forza.

Nel 2015 mi trovavo in Birmania, in visita alla Grande Pagoda d’oro di Yangon all’imbrunire in un momento di grande affollamento: riuscire a realizzare una fotografia del monumento senza persone era evidentemente impossibile.

Ho quindi appoggiato la fotocamera saldamente per terra poter usare un tempo di posa lungo, ottenendo un effetto di “passaggio” davanti al monumento.

 

 

 

 

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