11 gennaio 2018

Dietro le quinte. Punti di vista per un ritratto

Prova d’orchestra: il ritratto ambientato

Le tre immagini di questo post fanno parte di un servizio fotografico realizzato a Milano nel dicembre 2017 all’Auditorium, durante le prove di un concerto jazz del Maestro Alessandro Cerino, a cui sono legato da un rapporto di amicizia e di collaborazione pluriennale

Lo spettacolo dal titolo Secondo me, Napoli era l’occasione per celebrare i 35 anni di attività del Maestro. Il mio lavoro si è quindi concentrato sulla figura del direttore d’orchestra in attività, utilizzando gli 80 musicisti e i loro strumenti come cornice.

Premessa tecnica

Già da qualche anno non uso più le classiche reflex digitali, preferendo le mirrorless.

Le prime funzionano con un sistema, ereditato dalla fotografia analogica, che permette la visione diretta di ciò che l’obiettivo sta inquadrando attraverso uno specchio che rimanda l’immagine su un vetro smerigliato.

Nelle macchine mirrorless lo specchio è stato eliminato e il sensore, colpito direttamente dalla luce, serve sia per registrare le immagini, sia per mostrare l’inquadratura prima dello scatto. La possibilità di orientare a piacimento il monitor consente di inquadrare allontanando da sé la fotocamera alla ricerca di punti di vista inusuali altrimenti difficilmente raggiungibili.

Le mirrorless di ultima generazione sono dotate anche di otturatore elettronico, che le rende completamente silenziose, permettendo al fotografo di scattare senza disturbare l’esecuzione.

“Modulando il grado di sfocatura e la distanza della fotocamera dall’oggetto usato come quinta, è possibile mantenerne la leggibilità o renderlo un elemento astratto.”

Un altro punto di vista

Realizzando un ritratto ambientato, spesso utilizzo gli oggetti presenti per creare delle quinte che inseriscano il soggetto nel suo contesto, ma che al tempo stesso lo evidenzino.

Nel caso del ritratto del Maestro Cerino, non avendo la possibilità di spostare i musicisti, ho scelto di spostare il mio punto di ripresa in mezzo agli strumenti musicali. L’uso di una messa a fuoco selettiva sul soggetto mi ha permesso di isolare il Maestro, trasformando gli strumenti musicali in quinte di luce.

Le quinte

Modulando il grado di sfocatura e la distanza della fotocamera dall’oggetto usato come quinta, è possibile mantenerne la leggibilità o renderlo un elemento astratto.

Nella foto in alto, la quinta è costituita da un gioco di riflessi evocativi, mentre nei due scatti più in basso è possibile riconoscere facilmente il dettaglio, sebbene sfocato, di un trombone e di un pianoforte a coda.

POST RECENTI