5 dicembre 2017

La post-produzione di una foto

Post-produzione: la visione della fotocamera e la visione umana

Spesso parlando di post-produzione mi viene rimproverato di fare dei “falsi”.

Questa “accusa” mi ha sempre fatto sorridere, ma allo stesso tempo è stata lo spunto per una riflessione più profonda sul significato di “falso” in contrasto ad un supposto “vero”.
Sempre parlando di fotografia ovviamente!

Post-produzione: vero o falso?

Prendiamo 3 immagini: mi è sempre stato più facile spiegarmi partendo da un esempio…

Anni fa mi è stato chiesto di realizzare un servizio di documentazione per una conferenza che si volgeva al Piccolo Teatro di Milano. Sul palco stavano gli oratori illuminati da alcuni fari piuttosto potenti, mentre la sala, dove era il pubblico, era illuminata come si dice in gergo a mezza sala.

La visione “vera”…

Ad occhio nudo, grazie alle incredibili capacità del nostro sistema di visione, mi era possibile vedere sia gli oratori sia il pubblico in sala.

e la visione “falsa”

Con una macchina fotografica questo è molto più difficile da rendere -se non impossibile- dato che la gamma dinamica di un sensore (cioè la capacità di leggere contemporaneamente le zone di luce e quelle di ombra) non è in grado di mostrare le due situazioni contemporaneamente.

“La post-produzione è un falso o ci mostra la realtà “vera?”

Il primo scatto

Nel primo scatto ho esposto per rendere possibile che si vedesse il pubblico. Quindi la zona del palco con gli oratori, risulta una macchia bianca inevitabilmente bruciata e senza alcun dettaglio.

Il secondo scatto

Nel secondo scatto ho esposto correttamente per gli oratori e in questo modo la vista del pubblico in penombra risulta compromessa. Gli oratori appaiono immersi in un buio irreale.

Il terzo scatto: il “falso” in post-produzione

Il terzo scatto è un “falso”!  Per rendere visibili contemporaneamente le due realtà, cioè quello che realmente accadeva in sala, ho fuso tra loro i due scatti precedenti.
Sicuramente questo terzo scatto tecnicamente è “falso” ma il paradosso sta nel fatto che nella sua falsità tecnica, racconta la “verità” molto meglio degli altri due scatti “veri”.

Per chi è vero e per chi è falso?

Sempre partendo da questi scatti ho anche fatto un altro esperimento molto interessante! Ho provato a mostrarli ad alcuni fotografi (ben consci dei limiti tecnici del mezzo fotografico) e ad alcune persone assolutamente digiune di tecnica fotografica.

Cosa pensate che sia successo? I fotografi hanno subito bollato la terza immagine come un falso mentre non hanno fatto obiezioni sulle prime due.
I non fotografi, al contrario, hanno considerato come sbagliate le prime due, mentre non hanno avuto alcuna obiezione rispetto alla terza immagine. Proprio perché questa corrispondeva molto di più alla loro esperienza reale.

Riassumendo: la post-produzione tecnica

In questo post ho parlato della post-produzione volta a rappresentare nel modo più fedele possibile la realtà.
Tirando e somme mi sento di poter affermare che:

  1. La visione della fotocamera è una visione meccanicistica che di “naturale” ha poco o nulla. Mi perdonino i puristi e coloro che vedono la post-produzione come un’alterazione arbitraria (e disdicevole) della realtà.
  2. Spesso per poter raccontare o rappresentare la “verità” occorre mentire! Si, perchè i limiti del mezzo tecnico non sono i limiti della nostra visione ed esperienza del mondo.

Post-Produzione e visione psicologica

Altra cosa, di cui parlerò in seguito, è la post-produzione che applico ad esempio ai miei Parashoot per riuscire a rappresentare la mia visione psicologica non necessariamente aderente alla realtà fisica nè tantomeno quella proposta dal mezzo tecnico.

Ovviamente sono disponibile a continuare il dibattito con chi non la pensa come me!
Vi aspetto…

POST RECENTI